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L’eleganza giapponese incontra il dinamismo italiano

Ho fatto una scelta etica per i miei gyotaku: stampare pesci km 0.

Rappresento gli animali del mio mare, il mar Ligure e il Mar Mediterraneo in generale. Valorizzarli e ridare una seconda vita all’incredibile biodiversità che vive a pochi passi da casa mia è un onore. In effetti, fare un gyotaku è quasi come ridare una possibilità di riscatto al pesce, il quale mi da da vivere due volte.

In Liguria, il pesce più importante è senz’altro l’acciuga. Il mio marchio di fabbrica, infatti, sono i banchi di acciughe. Studio le immagini dei banchi di questi pesci per ricrearne i movimenti e quel senso di dinamismo incessante.

Mi piace pensare che nelle mie opere ci sia un punto di incontro tra l’eleganza del bidimensionalismo giapponese dei gyotaku col dinamismo delle composizioni italiane ricche di chiaroscuri.

Lo spettatore si sente catapultato in mezzo al mare circondato dai pesci. La sensazione che si ha è proprio quella di poter toccare le acciughe che, con le loro evoluzioni, sembrano sfiorarsi a vicenda.

L’importanza del gyotaku grezzo e la bellezza dell’imperfezione:

A differenza della maggior parte degli artisti di gyotaku nel mondo che preferiscono rifinire , ritengo che il fascino maggiore lo abbiano i gyotaku grezzi, cioè l’impronta lasciata essenzialmente dal pesce: le squame, le pinne si uniscono in concerto ai vuoti lasciati dalle differenze di piano e dalle macchie lasciate da eccessi di inchiostro. Non c’è l’intervento “artificiale” con la nostra convenzione rappresentativa. Quasi come se il pesce fosse il pittore stesso che lascia la sua anima sul foglio di carta.

Japanese elegance meets Italian dynamism


I made an ethical choice for my gyotaku: print km 0 fish.

I represent the fish of my sea, the Ligurian Sea and the wider Mediterranean Sea. Giving a second life to the incredible biodiversity living only a few steps from my home is an honor. In a way, making a gyotaku gives the fish an even greater purpose, and they sustain me both biologically and economically.

In Liguria, the most important fish is undoubtedly the anchovy. My trademark, in fact, are schools of anchovies. I study images of these schools in order to recreate their movement and the sense of constant energy.


I like to think of my work as a meeting point between the two-dimensional elegance of Japanese gyotaku and the rich three-dimensional dynamism of Italian chiaroscuro compositions.


The viewer feels transported to the middle of the sea surrounded by fish. There is the sensation of being able to reach out and touch the anchovies who, with their fluid movements, seem to brush against each other.

The importance of raw gyotaku and the beauty of imperfection


Unlike many gyotaku artists who prefer a refined finish, I believe that the greatest beauty lies in the raw, unfinished gyotaku and the imprint left by the fish: the scales and the fins contrasting with the empty spaces left due to the unevenness of the paper and stains left by excess ink. There is no ‘artificial’ influence due to our preconceived ideas. It’s almost as if the artist themselves has left their soul on the sheet of paper.

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